E quest’anno sono 30 per la Casetta !!!

Anni di lavoro con bambini e famiglie, anni di formazione di educatori e tirocinanti che sono passati per l’asilo nido e la scuola materna.

Prendiamo ovviamente spunto dalle parole di Loris Rosenholz per raccontare quali sono i pensieri che abbiamo condiviso e portato avanti in questa lunga strada percorsa assieme.

Nel mio asilo i miei collaboratori ed io abbiamo imparato strada facendo ad applicare quell’accudimento emotivo, quella pedagogia degli affetti e della relazione che è fatta prima di tutto di ascolto e di osservazione dei bambini,  punto partenza per poterli accogliere e contenere.

Abbiamo sempre considerato compito primario di noi educatori quello di aiutarli fin dalle prime fasi d’inserimento in quel percorso che permetterà loro di esprimersi con la parola, il gioco e la creatività, strumenti fondamentali di maturazione, di crescita sociale e intellettuale, perché arrivino più sicuri alle soglie dell’età della latenza e della scuola elementare.

Gli strumenti di  cui ci serviamo, tuttavia, non hanno origine soltanto da studi teorici o da qualità naturali, istinto e capacità intuitive (elementi comunque importanti per gli educatori), ma da un permanente pensiero di ciò che si fa e di come si reagisce nei confronti dei bambini e dei loro genitori.

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Nel mio lavoro ho incontrato vari tipi di bambini, ma soprattutto di genitori, alcuni con problematiche personali semplici e comuni, altri con particolari difficoltà familiari o sociali, a volte anche estreme.  Con ognuno ho dovuto trovare tempi e modi diversi che mi consentissero di essere loro di aiuto. […]

L’unica certezza assoluta all’inizio di un lavoro educativo è avere ben chiaro tutto ciò che NON si deve fare con i bambini:

Non usare alcun tipo di violenza.

Nessun castigo né minacce di alcun genere.

No alle seduzioni per ottenere da loro qualcosa.

Nessun moralismo.

Nessun insulto, né inutili sgridate per cose banali.

Niente promesse, soprattutto se non siamo sicuri di poterle mantenere.

Niente ricatti.

Nessun eccessivo apprezzamento, se non corrisponde ad una reale comprovata qualità del bambino.

E infine dimenticare  la maggior parte dei codici di comportamento vecchi e obsoleti (come le prediche noiose, l’imposizione di regole formali superflue).

L.Rosenholz, Il Cigno magico diaro di un educatore, MIMESIS, 2010.