Elisabetta Bernich coordinatrice di Fincantesimo Trieste racconta le motivazioni che l’hanno ispirata a creare il laboratorio per genitori “Bolli Bolli Pentolino”, dove si riflette su cibo e relazioni cucinando assieme.
Bolli Bolli Pentolino è uno degli incontri presenti sul nostro cartellone #stiamoinsieme
“Bolli Bolli pentolino, fa la pappa al mio bambino,
la rimescola la mamma, mentre il bimbo fa la nanna
Dormi dormi gioia mia, o la pappa scappa via
guarda guarda il can che scappa si è portato via la pappa
via la pappa al mio bambino per portarla al cagnolino
cagnolin tutto contento se la mangia in un momento
se la mangia e fa bubù e la pappa non c’è più!”
È una vecchia filastrocca che si canta molto al nido e che ho usato tantissimo nella mia professione di educatrice. Rievoca antiche suggestioni, riportandoci con il pensiero a quando la vita familiare si svolgeva perlopiù in cucina, il posto più caldo della casa. I bambini e le bambine crescevano tra pentole, profumi e chiacchiere, naturalmente coinvolti nella preparazione e nel rito del cibo. È proprio da questa suggestione, unita alla mia passione per la cucina, che sono partita per creare il ciclo di laboratori teorici ed esperienziali “Bolli, bolli pentolino”. Ormai siamo giunti alla settima edizione, che propongo con grande piacere insieme alla nostra cuoca del Consorzio, Samantha Fernandelli. Ho voluto ideare questo percorso rilevando la necessità di sostenere i genitori, spesso sommersi da una marea di informazioni, a volte discordanti, provenienti da social, manuali e opinioni esterne. Questo eccesso rischia di disorientare e, a volte, ci può portare a guardare, o meglio studiare i nostri figli come fossero “alieni” con cui è difficile comunicare, anziché a sentirli e accoglierli davvero.
Certamente non aiutano i ritmi veloci che la società odierna ci impone e che riducono drasticamente i tempi di cura e relazione. La mia intenzione è riscoprire il momento del pasto come una preziosa opportunità di crescita, relazione e connessione emotiva per tutti: grandi e piccoli.
Spesso le dinamiche alimentari che si celebrano a tavola sono il risultato di abitudini apprese. Insieme, possiamo comprenderle e, se necessario, modificarle, spostando il focus: dalle ansie sul “cosa non mangia”, al valore emotivo del “cosa ci nutre” nel corpo e nell’anima; dalle sole grammature e calorie al significato affettivo del cibo.
Sappiamo bene quanto sia facile per noi adulti sentirci in difficoltà di fronte alle intemperanze e alle richieste dei nostri bambini: l’inappetenza, la selettività, il rifiuto delle verdure… Perché diciamocelo, i bambini amano lavare l’insalata non tanto perché sanno che gli ortaggi “fanno bene”, ma perché vogliono cimentarsi in un’attività utile e creativa che stimola i sensi, le emozioni e il desiderio di fare come – e insieme a – mamma e papà!
Il laboratorio è quindi un’occasione per riflettere insieme su come ritrovare la bussola, tornando all’essenziale: il valore dell’ascolto e della relazione autentica, il piacere di stare a tavola.
È in questo contesto che ognuno di noi ha un “piatto del cuore”, un profumo che sa di casa, che rievoca l’infanzia o una persona cara. I nostri piccoli stanno costruendo i loro “piatto del cuore”, e il nostro compito di adulti è proprio quello di trasmettere questo valore affettivo del cibo, non solo quello nutrizionale.
E poi, quando si è impegnati a cucinare insieme, la tensione cala e la conversazione fluisce più serenamente… e questo è esattamente ciò che si sperimenta durante il laboratorio!