Il primo incontro dell’anno del nostro cartellone Infanzia al Centro del Mondo: Percorso di Sostegno alla Genitorialità organizzato in collaborazione con il Comune di Trieste, riguarda il cibo e i suoi significati. Francesca Peraino, educatrice nella struttura I Nidi nel Nido, da molti anni si occupa di alimentazione e sicurezza a tavola.
In questo articolo affronta il tema dello svezzamento.
Mangiare è un bisogno vitale, indispensabile per la crescita e lo sviluppo di ogni essere umano. Alimentarsi è vivere, crescere e chi si dedica a soddisfare questo bisogno nutre non solo il corpo ma molti aspetti emotivi e profondi del bambino.
Per un lungo periodo il bambino non può alimentarsi da solo ma dipende dagli adulti di riferimento che si prendono cura di lui nutrendolo e accudendolo in ogni sua necessità. Da qui un legame forte e molto intenso nasce tra adulto e bambino, legame che durerà a lungo nella vita di entrambi e porterà con sé molti sentimenti ed emozioni. L’adulto che nutre il bambino e il bambino che si nutre di ciò che l’adulto offre rappresentano due protagonisti attivi di una complessa relazione che resterà per entrambi molto significativa.
Nel delicato passaggio dall’allattamento all’alimentazione complementare il cibo può essere qualcosa di buono da sperimentare, invitante, interessante o qualcosa che spaventa, divide, allontana il bambino dalla mamma e dal seno o dall’alimentazione proposta finora.
Lo sviluppo del bambino porta fisiologicamente ad un cambio di alimentazione: da un nutrimento esclusivamente liquido del latte il bambino passa ad un’alimentazione complementare fatta di cibi più solidi e gustosi. Da un cibo dato a contatto totale tra il corpo del bambino e quello dell’adulto al cibo offerto senza questa intimità e vicinanza dei corpi.
Cambiare alimentazione è un passo importante, non è solo un cambiamento dal punto di vista fisico e fisiologico ma ha anche un grande valore nella relazione tra adulto e bambino. Il profondo legame che il bambino ha con la sua mamma e il suo papà cambia forma, cambia gusto, cambia odori, cambia colori, cambia posizione. Questo grande cambiamento, se fatto nei tempi, nei modi e con le “emozioni”giuste è un accrescimento, un vero nutrimento per il corpo e lo spirito.
Nell’alimentazione con cibi solidi (come nell’allattamento) continuano, quindi, ad entrare in gioco sensazioni, emozioni e sentimenti molto intensi in un continuo scambio di messaggi tra il bambino e chi lo nutre. Ciò che cambia è la modalità, non il significato. La consistenza del cibo, non la relazione.
Il passaggio all’alimentazione complementare rappresenta una nuova modalità di cura, una nuova modalità di relazione che si sviluppa su modalità comunicative non espresse solo dal corpo. Non sempre questo passaggio avviene in maniera spontanea e naturale: l’alimentazione diventa così un terreno di confronto quotidiano fra adulto e bambino poiché oltre ad essere strettamente legato alla sopravvivenza fisica è denso di significati affettivi.
Tutto questo contribuisce a far diventare il momento dei pasti un acceso terreno di scambi emotivi, il maggior polo di interesse e fatiche dell’adulto che nutre, l’evidenza pratica del benessere del bambino non più lattante.
Se mangia va tutto bene, se non mangia qualcosa non va e bisogna trovare la soluzione! Proporre cibi solidi molte volte spaventa l’adulto che si trova a dover fare i conti con le sue paure e difficoltà. E allora che fare? Molto spesso si cerca la soluzione al problema (il più possibile immediata e risolutiva) ma non è questa la modalità di approccio sintonica tra chi nutre e chi viene nutrito.
I bambini hanno l’esigenza di essere osservati, ascoltati e di vedere soddisfatti i loro bisogni primari: il cibo non è solo ricerca di nutrimento ma una modalità attraverso cui sviluppare la vita affettiva ed emotiva, la relazione, la vicinanza. In tutto ciò gli adulti si trovano a dover fare i conti con le proprie emozioni e paure, un cambiamento che non è sempre facile da elaborare.
La soluzione non è la strategia su come far mangiare tutto al bambino ma fare in modo che la pappa sia fonte di piacere… un piacere da condividere! L’obiettivo principale è il benessere nel suo significato globale. Per tale motivo è necessario che l’adulto diventi guida serena e consapevole, si senta capace e pronto a questo nuovo cambiamento. Perché ciò possa avvenire è importante riflettere su questi aspetti profondi, avere conoscenza di quando, cosa e come proporre (regole per un’alimentazione sicura), come poter prevenire le situazioni di difficoltà, come poter riconoscere e gestire le emergenze.
Adulti sicuri e sereni potranno guidare il bambino alla nuova alimentazione (e alla nuova modalità di relazione), così facendo scopriranno insieme la bellezza e il divertimento, la soddisfazione e la meraviglia che accompagna l’avventura dell’esplorazione del cibo.